Alice in Cammino

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La Nostra Storia

Questa storia, la storia di Al.i.c.e., è una storia di inquietudini e desideri. E’ una storia che nasce nel cuore di una madre. Non è una storia facile da raccontare. Narra di sogni e bisogni, di sogni sognati due volte. Narra di disagi e paure. Parla di noi, questa storia. La nostra storia, questa storia, a raccontarla servirebbero parole come noi: fatte per levigare le asprezze e per varcare le soglie. Raccontare come nasce Al.i.c.e., per tutte le volte che è nata ALice nelle visioni, nei desideri e nelle ambizioni di noi soci, è narrare innanzitutto un bisogno.

Il bisogno di non essere soli, di non abitare più luoghi inospitali, senza offerte ed opportunità, di non essere esclusi se ci sentiamo diversi, di non restare muti davanti al disagio e inermi davanti alle iniquità; il bisogno di sentirci cittadini nei diritti, di essere lavoratori all’interno di un’economia che non sia solo affari e moneta, di tessere reti di relazioni autentiche tra gli individui in cui ognuno è un nodo perché l’inclusione non sia uno spazio offerto da chi opera nel sociale per chi ne è destinatario, ma sia piuttosto una conquista di chi è emarginato, in uno scambio mai formale, mai scontato, mai fisso.

Lavoriamo nel sociale soprattutto perché ne abbiamo bisogno, perché crediamo di essere noi stessi i beneficiari primi del nostro agire, perché speriamo in fondo di poter essere un po’ più felici. Questa è la prima soglia che varchiamo occupandoci di chi vive l’emarginazione quotidiana e lo stigma persistente a causa della sua sofferenza mentale, della sua dipendenza da sostanze, della sua scelta religiosa, della sua provenienza geografica, del suo orientamento sessuale e di genere, della sua condizione economica ed occupazionale. Al.i.c.e. è la storia di chi si è guardato dentro e ci ha trovato dolore taciuto per anni, è la storia di chi ha girato il mondo e ha capito forse che la geografia del mappamondo è tutta dentro i desideri del cuore e che le rotte possono anche non essere solitarie, è la storia di chi è rimasto orfano della politica, di chi crede che il teatro e le arti espressive possano restituirci la libertà del tempo e del pensiero, di chi ha lasciato un lavoro che non gli apparteneva, di chi quando è diventata madre ha capito che qualcosa doveva cambiare, di chi proprio non pensava di potersi trovare qui, di chi ha lavorato con famiglie e ragazzi e ha capito che ci possono essere molti modi di essere famiglia, di chi non ci credeva più e stava per mollare. Questa è una storia fatta della fatica quotidiana del lavoro e della meraviglia quotidiana del lavoro, fatta di studio e approfondimento, di ricerca di metodologie nuove, di scambi di opinioni e riflessioni, di apertura sincera verso pratiche e metodi sperimentali. Non è una storia grande, è la storia piccola dei piccoli, in un sud che è bello quanto aspro, in una periferia di mondo che a volte è dura da abitare e che noi proviamo ogni giorno a rendere meno ostile e inospitale. Ci siamo conosciuti per caso, noi che stiamo sognando questo sogno doppio, e ci siamo riconosciuti. Questa storia, la storia di una cooperativa sociale che vuole aprire spazi di libertà sul territorio, perché la libertà è dignità ed è diritto ed è inclusione, è la ricerca di un modo per provare tutti ad essere un po’ più felici, ad essere un po’ più noi stessi. Per questo il nostro è un progetto di lavoro ed è anche un progetto di vita.
Questa storia la vogliamo dedicare ai bambini che ci hanno dato il nome, a quelli che sono arrivati nel frattempo, a quelli che stanno per venire alla luce, a quelli che sono già nei nostri desideri, ai bambini che siamo stati e a quei bambini dentro di noi che ogni tanto fanno capolino e ci spingono a varcare le soglie.

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